L’appello, lanciato da 16 organizzazioni italiane ed europee, chiede che Israele ritiri il bando delle Ong che non consegnano i nomi del personale palestinese, una richiesta inaccettabile che viola il diritto internazionale
Noi operatrici e operatori della sanità e associazioni che operano per la pace, in difesa dei diritti umani e del diritto internazionale esprimiamo la nostra solidarietà a Medici Senza Frontiere, a Oxfam e a chi, delle 37 ONG a cui Israele ha negato il permesso di operare a Gaza, rifiuta di consegnare alle autorità israeliane le liste del proprio personale palestinese, ritenendola una richiesta incompatibile con i principi umanitari e con il dovere di protezione dei lavoratori e delle comunità assistite. Questa decisione coraggiosa non è un atto di sfida: è un imperativo etico e legale.
Nel marzo 2025, le autorità israeliane hanno annunciato che le ONG operanti a Gaza avrebbero dovuto fornire nomi e informazioni sul proprio personale. Il 30 dicembre è stato poi comunicato che le registrazioni preliminari di 37 ONG umanitarie erano scadute e che le organizzazioni avrebbero dovuto cessare le attività entro 60 giorni oppure trasmettere tali dati, senza chiare garanzie sulla sicurezza degli operatori.
Questa richiesta di delazione mira a costringere le ONG a partecipare alla politica coloniale di sorveglianza e controllo dei gazawi, un sistema utilizzabile per arrestare, torturare o uccidere operatori sanitari, come dimostrato dai dati degli ultimi due anni. Allo stesso tempo, la misura contribuisce a screditare le ONG agli occhi dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, ponendole in una situazione di scelta comunque sbagliata.
I dati parlano con drammatica chiarezza. Nel 2022 a Gaza erano presenti 16.259 operatori sanitari, di cui il 18,2% impiegato presso organizzazioni non governative. Dal 7 ottobre 2023, circa 1.700 di questi professionisti sono stati uccisi — il 10,4% dell’intera forza lavoro sanitaria — con un’età media all’uccisione di 38,8 anni e una perdita stimata di 68.089 anni di vita. Tra i sanitari uccisi, 15 appartenevano allo staff di Medici Senza Frontiere. Parallelamente, 656 operatori sanitari sono emigrati al di fuori di Gaza, mentre oltre 360 sono stati illegalmente detenuti dalle forze israeliane.
La violenza contro il personale sanitario non si limita a Gaza. Anche in Cisgiordania si è assistito a un drammatico incremento degli attacchi contro le strutture e il personale sanitario da parte delle forze israeliane. Secondo i dati consolidati di Insecurity Insight sugli attacchi alla sanità nel territorio palestinese occupato tra il 7 ottobre 2023 e settembre 2025, sono stati registrati 778 episodi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, con 12 operatori sanitari uccisi e 161 arrestati.
In questo contesto, consegnare i nomi dei colleghi palestinesi significherebbe trasformarli in potenziali bersagli, esporli ad un ulteriore rischio di arresto o uccisione e violare il nostro dovere legale ed etico di proteggerli, oltre a tradire i principi fondamentali dell’azione umanitaria. Allo stesso tempo, impedire alle ONG l’ingresso a Gaza significa privare centinaia di migliaia di gazawi da cure essenziali e violare nuovamente il diritto internazionale.
Chiediamo pertanto ai nostri governi e alla società civile di:
- esprimere un forte sostegno e solidarietà alle ONG che proteggono il loro personale rifiutando di consegnare liste che potrebbero trasformarsi in elenchi di bersagli;
- esigere che Israele rispetti il diritto internazionale e garantisca il proseguimento delle attività delle ONG sul territorio;
- garantire l’ingresso degli aiuti umanitari come stabilito dagli accordi.
Le Convenzioni di Ginevra non sono suggerimenti. La protezione del personale medico non è negoziabile.
Quando a un’organizzazione umanitaria viene imposto di scegliere tra consegnare i nomi dei propri colleghi a una forza che ne ha già uccisi 1.700, arrestati illegalmente e torturati oltre 360 in poco più di due anni, oppure cessare le operazioni, è la scelta stessa a rivelare la natura del regime che la impone.
Stiamo con MSF e Oxfam. Stiamo con le ONG. Stiamo con Gaza.
Il silenzio è complicità. L’azione è dovere.
L’accesso umanitario non è opzionale, né condizionale o politico: è un obbligo legale sancito dal diritto internazionale umanitario.
Firma anche tu!
Soggetti promotori
#DigiunoGaza, Sanitari per Gaza, AssoPacePalestina, FNOMCeO – Federazione Nazionale Ordini dei Medici e Odontoiatri, Global Movement to Gaza Italia, Assemblea Corpi e Terra – Non unə di meno, Medicina Democratica, SPIGC – Società Polispecialistica Italiana Giovani Chirurghi, RUP – Ricerca e Università per la Palestina, Specializzandi per la Palestina, Women in Surgery Italia, EPHA – European Public Health Alliance, ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, G2H2 – Geneva Global Health Hub, SID – Society for International Devolopment, People’s Health Movement Europe.
Coordinatori della petizione
Luisa Morgantini (AssoPacePalestina), Ghassam Abu-Sittah (University of Glasgow, University of Beirut), Gennaro Giudetti (operatore umanitario), Jonathan Montomoli (#DigiunoGaza), Roberto De Vogli (Università di Padova).
Scarica e diffondi i materiali della petizione
- Locandina in formato immagine, diffondila su chat e social con hashtag #NoListeNoBersagli e il link alla petizione.
- Locandina a colori formato pdf, stampala e diffondila dove puoi.
- Locandina in bianco e nero formato pdf con Qr code in evidenza, stampala e diffondila.
- Video #NoListeNoBersagli da condividere su social e chat insieme al link alla petizione.
A questo link una raccolta di video su Youtube del flash mob nazionale #NoListeNoBersagli.
